Nuovo iOS 14.5 vs Facebook: cronaca di una tempesta annunciata

Mark Zuckemberg lo aveva annunciato, con tanto di avvisi disseminati sui Business Manager del proprio social network: il rilascio di iOS 14.5 per gli smartphone di Apple avrebbe prevedibilmente creato parecchio scompiglio nel complesso sistema pubblicitario mosso dall’algoritomo di Facebook. In effetti, secondo alcuni recenti report, le nuove funzionalità anti-tracking introdotte dal sistema operativo della casa di Cupertino stanno già dando i primi effetti (negativi) sugli introiti pubblicitari del popolare Social Network.

Il pop-up anti-profilazione inserito in iOS 14.5, che per ogni app aperta chiede esplicitamente all’utente il consenso ad essere tracciato a fini pubblicitari, è stato da subito un successo. Per Apple è solo l’ultima di una serie di nuove iniziative legate alla privacy, annunciate già dalla Wwc 2020, ma ha già raccolto adesioni altissime: secondo l’agenzia Branch, specializzata nelle analisi del settore app mobile, il tracciamento pubblicitario è accettato solo dal 25% degli utenti.

È già evidente come i piccoli sviluppatori da un lato, con un sistema di business poco basato sulla profilazione degli utenti, stiano subendo un impatto tutto sommato trascurabile. Dall’altra parte abbiamo però i colossi della pubblicità digitale, con Facebook e la sua squadra in testa, per i quali l’effetto negativo è stato decisamente più preoccupante. Già da prima del rilascio esistevano stime di analisti che calcolavano il calo di fatturato del gruppo Facebook in relazione all’adesione degli utenti Apple al nuovo sistema anti-tracking. Tali report prevedevano un calo del 7% a fronte di un’ipotetica adesione al blocco dell’80%, per arrivare quasi al 14% nell’ipotesi che i sì al blocco arrivassero al 90%.

Il fulmine dunque non è arrivato a ciel sereno. Già durante la prima trimestrale di Facebook gli investitori erano stati allertati. I dati numerici effettivi si avranno comunque in occasione della pubblicazione dei dati fiscali del terzo trimestre, il primo interamente influenzato dalle novità introdotte da Apple (visto che queste sono arrivate a metà del secondo trimestre). In ogni caso il dato di fatto della già altissima adozione di iOS 14.5 (il 75% dei possessori di iPhone), unito ad una massiccia adesione al blocco, non costituisce una buona notizia per Mark Zuckemberg.

Il deterioramento dei dati di ritorno con cui alimentare i complessi algoritmi che governano il mondo della pubblicità digitale è peraltro già un dato di fatto. Il mancato accesso ai dati di profilazione universale da parte della nutrita schiera di utenti Apple sta già in parte compromettendo l’analisi e il controllo sulle campagne attive e sui dati di vendita ad esse collegati.

Il contrattacco di Facebook non ha certo tardato a muovere le sue pedine. Avendo ampiamente previsto gli effetti negativi sul proprio business, la società di Menlo Park si è mossa già con mesi di anticipo rispetto alla data effettiva del rilascio del sistema operativo di Apple. La linea ufficiale è molto critica riguardo le posizioni di Cupertino: Secondo Zuckeberg e soci queste danneggiano soprattutto le piccole aziende che fanno della pubblicità online, e in particolare delle campagne su Facebook, il loro principale mezzo di comunicazione e promozione. Intere pagine sui giornali americani sono state comprate per dare voce alla versione dei fatti del popolare social network, denunciando come anti-competitive le novità introdotte dall’azienda di Tim Cook.

Ovviante tutto questo non segnerà certo la fine della pubblicità su Facebook. I tecnici e i programmatori della grande macchina pubblicitaria che sta dietro il social network si stanno organizzando: la parola d’ordine è ripensare il sistema di misurazione del successo delle campagne, anche con una minor quantità di dati a disposizione, percorrendo peraltro un strada simile a quella intrapresa da Google già da prima dell’annuncio delle novità nel mondo Apple.

Leggi le altre news

News

Eco-Packaging: una rivoluzione già iniziata.

Lo sapevate? Gli imballaggi dei prodotti di consumo rappresentano oggi il 50% dei rifiuti solidi urbani. Con una premessa come questa era oggettivamente inevitabile che