Eco-Packaging: una rivoluzione già iniziata.

Lo sapevate? Gli imballaggi dei prodotti di consumo rappresentano oggi il 50% dei rifiuti solidi urbani. Con una premessa come questa era oggettivamente inevitabile che il tema caldo dell’eco-sostenibilità diventasse preponderante anche nel mondo del packaging, in Italia come nel resto del mondo. Facciamo allora un punto su come l’industria del confezionamento sta cambiando in relazione ai nuovi criteri di ecologia e rispetto ambientale.

 

INDICE DEI CONTENUTI

  1. Un processo di cambiamento già in fase avanzata
  2. Come e quando un packaging si può considerare eco-sostenibile?
  3. Il principio delle tre “R”: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare
  4. Non si “ecologizza” di solo pack

 

1. Un processo di cambiamento già in fase avanzata

Coniugare le esigenze di design e imballaggio con quelle del rispetto ambientale era appannaggio, fino a pochi anni fa, di un numero limitato di aziende mosse da motivazioni etiche.

In questi anni si sono però aggiunti altri solidi motivi, più commerciali che ideologici, che stanno spingendo le aziende a sposare filosofie di imballaggio eco-friendly, due in primis:

1. I trend di mercato, complici sicuramente le campagne di sensibilizzazione e di informazione, indicano che i consumatori sono oggi ben disposti a spendere una cifra maggiore per prodotti dichiaratamente eco-sostenibili. Secondo una ricerca di Nomisma il 94% degli italiani si dichiara favorevole alla scelta di prodotti “green”. Le ricerche hanno anche stimato che, in una decisione di acquisto attenta al tema ambientale, è fondamentale il ruolo giocato dal packaging. Circa Il 30% degli italiani sceglie sulla base delle informazioni in etichetta, del materiale di imballaggio e delle sue caratteristiche.

2. Gli organismi governativi, sia nazionali che transnazionali, hanno già avviato azioni volte alla limitazione (e progressiva eliminazione) della plastica, nonché al contenimento nella produzione di pack ad alto impatto ambientale. Il Parlamento europeo ha approvato recentemente una Direttiva sulla plastica monouso, mettendo di fatto al bando, in prospettiva futura, non tanto questa filosofia di  consumo, quanto i materiali con cui essa viene commercializzata. In base a questo sarà perciò presto vietata la vendita di articoli in plastica non riciclabile come:

  • Piatti e posate
  • Cannucce
  • Bastoncini per igiene personale
  • Miscelatori per bevande
  • Bastoncini per palloncini
  • Sacchetti in plastica leggera

 

Gli Stati membri dovranno ridurre il consumo degli imballaggi in plastica del 25% entro il 2025. Rientrano tra questi articoli, tra gli altri:

  • Scatole monouso per hamburger e panini
  • Contenitori alimentari per frutta e verdura
  • Contenitori per dessert o gelati.

 

Altre materie plastiche dovranno essere raccolte separatamente e avviate per il 90% alla catena del riciclo entro il 2025.

Gli Stati membri della Ue dovranno inoltre rendersi fautori di campagne nazionali volte all’utilizzo di prodotti adatti all’uso multiplo, al riutilizzo e al riciclo.

Insomma, la sostenibilità, da pressante richiesta dall’ambiente, sta diventando sempre più anche una necessaria scelta di marketing.

 

2. Come e quando un packaging si può considerare eco-sostenibile?

L’espressione, un po’ abusata, non è in effetti sostenuta da regolamenti precisi che siano in grado di rilasciare patentini ecologici. Secondo Procter & Gamble, una delle società leader nel settore, il packaging sostenibile è quello che, nel medio-lungo termine, è in grado di ridurre il suo impatto ambientale.

Le aziende oggi possono scegliere diverse strade che portino il loro packaging verso una maggior eco-sostenibilità, fregiandosi così di un immagine in qualche modo più green da proporre al consumatore:

1. Utilizzo di materiali semplici e naturali, per natura riciclabili (vetro, legno, carta)

2. Limitazione nell’uso di poli-accoppiati (sempre per agevolare e semplificare il processo di riciclo)

3. Introduzione di materiali innovativi frutto della ricerca, come le bioplastiche a origine vegetale.

4. Pur senza modificare i materiali tradizionalmente usati, puntare sull’alleggerimento delle confezioni, soprattutto per quanto riguarda il PET (PoliEtilene Tereftalato). Può sembrare banale, ma meno materiale si traduce, automaticamente, in minor consumo di materie prime, ovvero in un carbon footprint inferiore per la catena di produzione del proprio prodotto.

5. Anche senza utilizzare materiali propriamente eco, puntare sulla progettualità, ovvero concepire packaging votati al riutilizzo e al multiuso, aumentando così il Life-Cycle dell’oggetto, rendendolo di riflesso più eco-sostenibile.

Ognuna di queste possibili scelte avrà poi effetti più o meno impattanti sulla salvaguardia dell’ambiente, a seconda dei casi.

 

3. Il principio delle tre “R”: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare

I grandi player hanno già sposato il mantra, in un’ottica di ottimizzazione sulle materie prime e sugli sprechi produttivi. Le multinazionali sono in prima linea:  

  • Coca-Cola, in collaborazione con i suoi partner per l’imbottigliamento, metterà in pratica questi dettami arrivando a produrre entro il 2025 confezioni al 100% riciclabili. L’obiettivo sarà raggiunto con la riduzione nell’utilizzo della plastica, con l’adozione di materiali riciclati e con lo sviluppo di resine a base vegetale. Entro il 2030 anche le bottiglie saranno costituite per il 50% da materiale riciclato.
  • Pepsi Cola naturalmente percorrerà una strada analoga: l’obiettivo dichiarato è raggiungere l’uso del 50% di plastica riciclata (rPET) nelle sue bottiglie nell’Unione Europea entro il 2030, con uno step del 45% entro il 2025.
  • Nestlè si pone invece un obiettivo inquadrato tra il 2020 e il 2025: eliminare tutte le plastiche utilizzate per il confezionamento non riciclabili o difficili da trattare.
  • Carlsberg ha già eliminato gli ormai famigerati anelli di plastica utilizzati per legare le lattine a gruppi di 6, sostituendoli con loSnap Pack, un sistema di incollaggio attraverso una colla bio-compatibile. Questo ha portato anche all’eliminazione totale dell’imballo dalle sue lattine.

 

4. Non si “ecologizza” di solo pack…

Sposare la causa del packaging ecologico significa indubbiamente inquadrare la propria brand identity aziendale in un ottica più green ma oggi si parla già, più compiutamente, di Green Marketing.

Un’azienda che decida di investire sull’eco-sotenibilità dovrà necessariamente affrontare percorsi votati al rispetto ambientale nelle varie fasi della propria catena produttiva, che coinvolge fornitori, aziende di logistica, piattaforme di vendita online e offline. Per questo motivo non può limitarsi ad operazioni solo di superficie. Interventi di facciata, svelati da consumatori sempre più attenti e informati dalla rete, potrebbero trasformarsi velocemente in pericolosi boomerang.

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